Cellcar Control: telefono “sicuro” per chi guida – Presentazione e conferenza stampa

Immaginate di poter monitorare costantemente l’utilizzo dello smartphone dei vostri figli neopatentati mentre sono alla guida. O, nel caso di una compagnia di trasporti, di poter verificare quanto i vostri dipendenti, al volante, rispettano le norme del codice della strada sull’uso dell’onnipresente cellulare.

Estratto dell’articolo sul Giornale di Brescia.

Ciò risulta oggi possibile. Il 10 maggio scorso, attraverso una conferenza stampa è stato presentato il prodotto. Un «tutor» che non solo si occupa di bloccare in automatico le applicazione pericolose per chi si mette alla guida, da whatsapp ai social sino alla telefonata senza auricolare. Ma si premura anche di trasmettere i dati dell’eventuale uso di applicazioni pericolose ad un apposito server che potrà poi servire per il controllo. A brevettare questo inedito sistema di controllo (peraltro con tempismo, visto il recentissimo giro di vite del legislatore proprio sull’uso degli smartphone alla guida) è un imprenditore bresciano: Gianpietro Bolpagni.

Il software

Bolpagni pensa ad un software che «blocchi» le funzioni non adatte alla guida. E che, se disabilitato, sia in grado di «fare la spia». Le informazioni registrate sono infatti consultabili in tempo reale da un soggetto terzo; sia esso un’agenzia di assicurazioni attenta ai propri assicurati o addirittura un ente preposto alla sicurezza.
«Al momento non esiste nulla di simile», dice Bolpagni che, con l’aiuto della bresciana Gulliver srl, progetta e brevetta il sistema.

Per lanciarlo, però, ha bisogno di nuovi investimenti; così si affida agli esperti dell’hub tecnologico di Sei Consulting, che oltre a rivestire il ruolo di business angel lo affiancano anche per l’individuazione di partner strategici sul fronte della produzione e del marketing. Del resto, dice Ivan Losio, amministratore unico di Sei: «quale territorio migliore di quello bresciano, patria dell’automotive, per sviluppare un’idea tanto attuale?».

Estratto dell’articolo sul Giornale di Brescia.

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