Gli indici azionari di tutto il mondo fissano nuovi massimi. Per il 2018 occorre realismo e cautela

A conclusione dell’anno, il 30 dicembre il Prof. Fornasini pubblica sul Giornale di Brescia un’analisi per tirare le somme dell’anno appena concluso e per introdurre il 2018.

Un 2017 da incorniciare, ma i rischi stanno aumentando. Era il mese di marzo 2009 quando i mercati azionari di tutto il mondo toccarono il fondo a seguito dello storico sconquasso finanziario. Da allora le borse hanno recuperato anno dopo anno con l’unica eccezione del 2015, quando prese corpo una correzione che riequilibrava gli eccessi rialzisti.

Negli ultimi due anni a Wall Street il toro ha galoppato senza sosta, fissando record a ripetizione e trainando le borse mondiali che, nel loro complesso, arrivano oggi a capitalizzare 80mila miliardi di dollari. Dopo le performance già molto positive dello scorso anno, nel 2017 gli indici borsistici americani registrano ancora esiti lusinghieri spiegati dalle favorevoli condizioni macroeconomiche e dall’assenza di inflazione: +29% i tecnologici del Nasdaq, +26% le blue chip del Dow-Jones, +21% le principali aziende Usa raggruppate nell’indice S&P500.

Fino a quando la Federal Reserve non si troverà a dover spegnere fiammate inflattive con corposi rialzi dei tassi, difficilmente assisteremo alla discesa delle quotazioni azionarie, già peraltro attestate su livelli tali da comprimerne in molti casi il potenziale, limitando le diversificazioni di portafoglio.

Rispetto ai mercati statunitensi le piazze europee appaiono più misurate: l’indice Eurostoxx, che sintetizza le borse del Vecchio Continente, nel 2017 evidenzia un recupero, che non riesce tuttavia a compensare i precedenti scivoloni.

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